Fac-simile della Dichiarazione di Conformità: cosa deve contenere

Un esempio commentato, per capire se il documento che hai in mano è completo o se gli manca qualcosa di obbligatorio.

Una premessa necessaria. Questo è un fac-simile da leggere, non un modulo da compilare. La Dichiarazione di Conformità può essere firmata soltanto dall'impresa che ha realizzato l'impianto: compilarla senza averne titolo è falsa attestazione, un reato punito dall'art. 481 del codice penale. Serve a una cosa sola, ma molto utile: controllare il documento che già possiedi.

Com'è fatta una DiCo completa

Gli otto elementi che devono esserci. I numeri rimandano alla spiegazione qui sotto.

DICHIARAZIONE DI CONFORMITÀ DELL'IMPIANTO ALLA REGOLA DELL'ARTE Art. 7 D.M. 22 gennaio 2008 n. 37
1
Impresa installatrice
Ragione sociale, sede, P.IVA, numero di iscrizione alla Camera di Commercio
2
Committente e ubicazione dell'impianto
Nome del committente, indirizzo completo dell'immobile, dati catastali
3
Tipologia di impianto
Una delle lettere previste dall'art. 1 (per l'elettrico è la lettera a)
4
Tipo di intervento eseguito
Nuovo impianto, trasformazione, ampliamento o manutenzione straordinaria
5
Norme tecniche applicate
Riferimento esplicito alle norme seguite, per l'elettrico tipicamente la CEI 64-8
6
Dichiarazione di conformità alla regola dell'arte
La formula con cui l'impresa si assume la responsabilità dell'impianto
7
Data, timbro e firma del responsabile tecnico
Firma leggibile della persona fisica responsabile, non solo il logo aziendale
8
Allegati obbligatori
Relazione sui materiali, schema dell'impianto, progetto (dove previsto), copia del certificato dei requisiti tecnico-professionali

Gli allegati: dove quasi sempre manca qualcosa

Il punto 8 è quello che rende incompleta la maggior parte dei documenti che ci capita di verificare.

  • Relazione con la tipologia dei materiali utilizzati. Obbligatoria sempre. Elenca cosa è stato effettivamente installato: cavi, protezioni, quadro. Se manca, la dichiarazione non è completa.
  • Schema dell'impianto realizzato. Obbligatorio sempre. È la rappresentazione grafica di com'è fatto l'impianto: senza, non c'è modo di verificare a posteriori cosa è stato dichiarato.
  • Progetto. Obbligatorio nei casi previsti dall'art. 5 del D.M. 37/08, firmato e timbrato da un tecnico iscritto all'albo. Non serve per ogni impianto, ma quando serve la sua assenza è un problema serio.
  • Certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali. La visura camerale o documento equivalente che dimostra che l'impresa era davvero abilitata a rilasciare quella dichiarazione.

Segnali che il tuo documento non va bene

È una pagina sola

Se hai ricevuto un solo foglio con una firma e nient'altro, mancano gli allegati: è il caso più frequente in assoluto.

Descrive un impianto diverso

Numero di circuiti, tipo di quadro o potenza che non corrispondono a quello che vedi a casa tua.

Nessun riferimento normativo

Formule generiche senza citare le norme tecniche applicate, tipo la CEI 64-8 per l'impianto elettrico.

L'impresa non risulta

Nome o partita IVA che non trovi nel Registro delle Imprese: è il segnale d'allarme più grave.

Il tuo documento è diverso da questo?

Mandacelo e lo controlliamo noi: verifichiamo che ci siano tutti gli allegati obbligatori e che chi l'ha firmato risultasse davvero abilitato in quel momento. Costa 20€ + IVA, scontati dal preventivo se poi decidi di procedere con noi, e non serve un sopralluogo: lo facciamo in tutta Italia.

Fai verificare il tuo documento

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Per capire quale documento ti serve, leggi la differenza tra DiCo e DiRi. Se invece il documento non ce l'hai proprio, vedi cosa rischi con un impianto non a norma e come recuperarlo se l'installatore non te l'ha mai consegnato.

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